mercoledì 12 ottobre 2011

LEGAMBIENTE RISPONDE ALL'ASSESSORE ISIDORI




Comunicato stampa di risposta alle dichiarazioni dell'assessore Roberta Isidori sul Piedibus e sul traffico nel centro di Narni (vedi immagine a fianco)


Narni    06/10/2011

“Il Piedibus non è fallito a Narni, per la verità non è mai decollato, a causa della mancanza di volontà da parte del Comune di dare gambe a questo progetto”. Così il Circolo Legambiente di Narni precisa in merito alle dichiarazioni dei giorni scorsi dell’Assessore alla Viabilità Isidori, che imputava il fallimento del Piedibus ad una mancanza di partecipazione da parte dei genitori.

“Il Progetto Piedibus” – continua il circolo - “presentato da Legambiente Narni all’Amministrazione già nel 2008 dopo il successo della prima giornata sperimentale, aveva trovato la disponibilità di circa cinquanta genitori ad accompagnare i bambini a scuola, disponibilità documentata nei questionari che erano stati somministrati nelle scuole di Narni e Narni Scalo.
Ma a questo processo di partecipazione popolare il Comune non ha mai fatto seguire niente. Non è stata fatta nemmeno una delibera di intenti, non si sono individuati i minimi fondi necessari, non si è programmato nessun intervento per mettere in sicurezza i percorsi, non si è prodotto nessun risultato nella ricerca sponsor, nè per la promozione del progetto, seppure tutti questi passaggi fossero stati enunciati anche pubblicamente.

Nei numerosi incontri di Legambiente con l’Assessore Isidori e con i funzionari dei vari servizi, e anche con il sindaco, più volte c’era stata promessa la partenza imminente del progetto che era (ed è) già  pronto e strutturato, grazie al lavoro professionale di alcuni volontari di Legambiente. Il nodo degli accompagnatori era di fatto assolutamente risolvibile se ci fosse stata la volontà da parte dell’amministrazione di lavorare, come dimostra il fatto che il Piedi bus funziona in molte realtà umbre. La verità è che non esisteva allora e non esiste oggi un’idea sistemica di mobilità del Centro storico, e piuttosto si procede in modo caotico, non promuovendo una vera moderazione del traffico e non favorendo la riappropriazione della città da parte dei narnesi”.

                                  Circolo Legambiente di Narni

martedì 29 marzo 2011

mercoledì 9 febbraio 2011

La nostra posizione sui Referendum

I Referendum su nucleare e acqua sono un’occasione imperdibile per sconfiggere definitivamente il nucleare e ottenere un radicale cambiamento di rotta nelle politiche dell’acqua in Italia.

A proposito di Referendum di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente

Partiamo da un punto. I Referendum su nucleare e acqua sono un’occasione imperdibile, il primo per sconfiggere definitivamente il nucleare, il secondo per ottenere un radicale cambiamento di rotta nelle politiche dell’acqua in Italia.

Sappiamo tutti le difficoltà dello strumento referendario: raggiungere il quorum. Con l’attuale tasso di astensione, agli avversari basta convincere il 25% degli elettori a non andare a votare che il referendum fallisce. Oggi, però, con i referendum in campo, è del tutto inutile discutere se il referendum sia la mossa giusta. Abbiamo una montagna da scalare, attrezziamoci per farlo nel modo migliore per raggiungere la vetta.

Legambiente accetta la sfida, ma non basta una dichiarazione positiva di impegno. Dobbiamo capire qual è il modo migliore per provare a raggiungere il quorum.

Il referendum per l’acqua un risultato politico l’ha già raggiunto e sta nell’incredibile numero di firme raccolte, che registra un’attenzione sociale senza precedenti per un bene comune, che va gestito in modo radicalmente diverso da come è stato fatto in questi anni, senza limitarsi ad agire sull’acqua che esce dal rubinetto e recuperando i ritardi sulla qualità di quella scaricata nell'ambiente. Per il nucleare non è così. L’IdV ha deciso di forzare e, nonostante le critiche e le perplessità delle associazioni e non solo, è andata da sola alla raccolta delle firme, non c’è stato intorno un movimento popolare come per l’acqua. Dico ciò non per amor di polemica. Tutt’altro. Ma per capire e condividere quale percorso dobbiamo organizzare.

Io penso che il vizio di nascita del referendum sul nucleare ci impone di recuperare subito lo spirito unitario per costruire un nuovo (nuovo rispetto al 1987) movimento antinucleare, che dovrà vincere a freddo, senza la tragedia di Chernobyl alle spalle.

D’altra parte non dobbiamo sottovalutare le novità positive. Oggi esiste una consapevolezza ambientale, che nell’87 non c’era, che ha moltiplicato sul territorio le azioni ed i conflitti a carattere ambientale, che ha prodotto una diffusione trasversale nei partiti, che consente a molte amministrazioni locali di aderire a iniziative e politiche ambientali virtuose, indipendentemente dal colore politico. C’è un sapere diffuso, che permette di far capire meglio l’inganno nucleare. C’è una crisi in corso che racconta molto bene il bluff sull’autofinanziamento degli enormi investimenti necessari. C’è una crisi climatica che incombe e già oggi produce danni, con frane e alluvioni, anche qui da noi, con una intensità imprevedibile fino a qualche anno fa. Una crisi climatica che non può aspettare il nucleare, che per altro darà un contributo minimo alla riduzione delle emissioni, e che già oggi ha la risposta giusta nella diffusione delle fonti rinnovabili.

Occorre allora che con molta chiarezza si dicano due cose.

Primo: oggi la priorità assoluta è cacciare il nucleare dall’Italia, smettiamola con le polemiche contro il fotovoltaico a terra e l’eolico (qui dobbiamo lottare perché i progetti siano buoni e nella misura adeguata), rischiamo di essere incomprensibili e velleitari di fronte a milioni di cittadini che ci guardano e ci giudicano.

Secondo: serve un COMITATO PER IL SI, ampio e trasversale, come per l’acqua, che abbia nelle organizzazioni della società civile la sua spina dorsale, che raccolga tutti i soggetti che sono convinti che il nucleare non serve al paese, indipendentemente dalle posizioni sulle fonti rinnovabili.

Se partiamo con il piede giusto, ce la possiamo fare. Come ci ricorda Daumal nel Monte Analogo “l’ultimo passo dipende dal primo”.

[Energia][Acqua]



Efficienza o Deficienza?

DAI DATI DEL GESTORE ELETTRICO NAZIONALE GSE - TRA IL 2007 E IL 2008 LA PRODUZIONE E IL CONSUMO DI ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA SONO CAMBIATE... C'E' LA CRISI D'ACCORDO MA SORGONO ANCHE NUOVE RIFLESSIONI

Bilancio elettrico nazionale 2008


Anzitutto vi è una novità, tenetevi forte, nel 2008 è comparso per la prima volta la voce "Fotovoltaico" tra le attività di produzione. Nulla di clamoroso, stiamo parlando dello 0,1% del totale. Diciamo che è una microconquista per questo nuovo settore, speriamo diventi un anno portafortuna, tipo il primo nichelino di zio Paperone.
Poi uno sguardo attento va rivolto al fattore crisi economica. Come è facile vedere i consumi finali totali sono rimasti sostanzialmente identici a un anno di distanza (da 318,9 a 319 TWh), sarebbe un segnale positivo, un'inversione di tendenza, se non fosse che dobbiamo tener conto dell'effetto crisi. In effetti vedendo i settori di consumo è facile osservare che vi è stato un netto calo (circa 4,5 TWh nei consumi industriali), segnale della crisi, eppure sono contestualmente aumentati i consumi nel settore domestico e terziario.
Queste ultime due voci sembra viaggino quindi in maniera indipendente dai fattori di crescita economica, ma non solo, hanno segno positivo anche quando l'economia ha segno negativo!
Stili di vita e di consumi non cambiano e non migliorano per il solo effetto della contrazione economica, il naturale trend di aumento (+ 2% dei consumi domestici e + 3% dei consumi nel terziario) ci porterà rapidamente a dover costruire nuove centrali, basti pensare che fatto 100 l'anno 2007, e mantenendo questo tasso di crescita, nel 2030 avremmo + 57,7% dei consumi domestici e + 97,4% dei consumi del terziario!!
Almeno 120 TWh di energia in più da dover fornire, e a quel punto non sarebbero nemmeno sufficienti le 4 nuove centrali nucleari che il Governo vorrebbe costruire in Italia. Come dire che costruire 4 centrali nucleari di qui al 2030 non basterà nemmeno a colmare un terzo dell'aumento dei consumi (per non pensare ad eventuale ripresa economica con un tasso di crescita dei consumi elettrici ancora maggiore).
Solo un folle non comprenderebbe che bisognerà quindi metter mano a politiche mirate a questi settori se vorremo veramente raggiungere gli obiettivi di riduzione dei consumi energetici del pacchetto 20-20-20, e più ancora se vorremmo esser seri nella politica energetica nazionale.

Nucleare: serve più informazione o disinformazione?

NUCLEARE, DIVULGAZIONE SCIENTIFICA ED EMOTIVITA': UN'ANALISI

di Sergio Zabot

Parlando a Milano, durante il primo appuntamento dei “Dialoghi sull’energia”, organizzati da A2A alla Casa dell’energia, Chicco Testa ha lamentato la carenza di professionisti dell’informazione sui temi energetici, con particolare riguardo al nucleare, cosa che ostacola i dibattiti pubblici razionali e generalizzati. Fin qui nulla di strano; la tesi è condivisibile e si può discuterne. Ma poi Testa si è spinto oltre e ha enfatizzato la necessità di far leva su una emotività favorevole al nucleare che sfrutti le paure dei cambiamenti climatici e della sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Come chiedere ai giornalisti di ingannare i lettori perché il fine giustifica i mezzi…

Agli ambientalisti Testa imputa la contraddizione di opporsi a una fonte di energia elettrica in grandi quantità che non genera CO2, e al mondo politico e al pubblico in genere, invece, la contraddizione di vincolare la sopravvivenza del sistema produttivo e dello stile di vita italiano a personaggi inaffidabili come il leader libico Gheddafi e a situazioni non controllabili direttamente come il rapporto Russia-Ucraina.

Ebbene, il nostro umanista hegeliano ignora, o meglio nasconde il fatto che per produrre le 40 tonnellate l’anno di uranio che servono per alimentare un reattore Epr da 1.600 megawatt, come quelli che si vorrebbero costruire in Italia, occorre partire da qualcosa come 8 milioni di tonnellate di roccia, equivalenti alla piramide di Cheope, che vanno prima estratte, macinate, poi diluite con 1,4 milioni di metri cubi di acqua e 22mila tonnellate di acido solforico, per ottenere alla fine 350 tonnellate di yellowcake, un ossido che contiene lo 0,7% di uranio fissile, più l’equivalente, appunto, di una piramide di Cheope all’anno di scarti.

Poi quest’uranio va arricchito per incrementare la parte fissile, cioè l’uranio 235, almeno al 3,5%. L’arricchimento avviene per centrifugazione trasformando l’uranio in gas, l’esafluoruro di uranio. Per fare questo servono 370 tonnellate di fluoro, gas molto leggero, altamente volatile e che alla fine del processo è altamente radioattivo, impossibile da smaltire e che comporta una gestione molto onerosa.

Finalmente si ottengono 40 tonnellate di uranio combustibile in forma di biossido di uranio, oltre che 250 tonnellate di uranio impoverito, che poi tanto povero non è, dato che contiene ancora lo 0,3% di uranio fissile, quindi radioattivo.

In conclusione, per far funzionare un reattore Epr per un anno si consuma energia pari a 190mila tonnellate di petrolio con l’immissione in atmosfera di 670mila tonnellate di CO2.

Poca cosa, dato che ciò corrisponde a soli 56grammi di CO2 per ogni chilowattora che verrà prodotto. Se però consideriamo che la costruzione della centrale è responsabile dell’emissione di altri 12grammi di CO2 al chilowattora e che la gestione delle scorie comporta un “debito” stimato tra i 30 e i 65grammi di CO2 per chilowattora, arriviamo a una cifra che oscilla tra i 96 e i 134grammi di CO2 per ogni chilowattora che sarà prodotto dalla centrale atomica, circa un terzo delle emissioni di un ciclo combinato a gas.

Ma la pacchia dura fino a che dura la disponibilità di minerale con concentrazioni di uranio piuttosto elevate. Man mano che la purezza del minerale di uranio diminuirà, ci vorrà più energia fossile per estrarre l’uranio e le emissioni di CO2 arriveranno inevitabilmente a eguagliare le emissioni di una centrale a gas.

Per quanto riguarda la paure della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, questa è una delle più forti pressioni ideologiche e mediatiche operate per convincere gli italiani della necessità dell’energia nucleare: il petrolio proviene in prevalenza dai paesi arabi, il gas dalla Russia di Putin e dalla Libia di Gheddafi, tutti paesi politicamente inaffidabili, per non parlare del Venezuela di Chavez e della Bolivia di Morales che nazionalizzano le industrie del petrolio e del gas.

Ebbene, pochi sanno che su un fabbisogno mondiale annuo di circa 70mila tonnellate di uranio, solo 20mila tonnellate, pari al 28%, provengono da paesi cosiddetti “stabili”, quali Australia, Canada, Usa. Altre 20mila tonnellate arrivano da Kazakhstan, Russia, Niger, Namibia e Uzbekistan, Paesi non particolarmente “stabili”. Infine, 30mila tonnellate necessarie a equilibrare il fabbisogno dei reattori nucleari provengono dagli arsenali militari russi in smantellamento. Ora, caro Chicco, perché Putin dovrebbe essere inaffidabile quando ci vende il gas e diventare affidabile quando ci fornisce l’Uranio?

Un altro cavallo di battaglia dei fautori del nucleare, è che in Francia l’energia elettrica costa meno perché ha il nucleare. Di fatto le condizioni che hanno portato la Francia a diventare una potenza nucleare sono frutto dell’azione politica del generale De Gaulle per creare, in piena guerra fredda, un polo nucleare europeo a guida francese.

Il nucleare civile francese è nato in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l’uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”. Lo sforzo civile e militare francese è stato imponente e la maggior parte dei costi, dalla ricerca e sviluppo fino al trattamento del combustibile esausto non sono mai entrati nel costo dei chilowattora che i cittadini pagano in tariffa, ma sono nascosti nelle tasse che pure i francesi pagano. Non dimentichiamo che EdF, la società elettrica che gestisce le centrali nucleari è statale e che anche gli arsenali militari e gli impianti di arricchimento e di ritrattamento dell’uranio sono statali.

L’esperienza francese è irripetibile, soprattutto in un mercato liberalizzato dove i costi devono essere trasparenti e le attività industriali devono competere sul mercato. D’altra parte basta leggersi i rapporti della Corte dei Conti francese per rendersi conto delle gravi omissioni e dell’assoluta mancanza di trasparenza riscontrata nel settore nucleare e in particolare nel “decommissioning”, stigmatizzati regolarmente dai giudici francesi nei loro rapporti.

In un articolo pubblicato sul Quotidiano Energia il 4 giugno, Pippo Ranci, ex presidente dell’Autorità dell’energia, sostiene che la Francia mantiene tariffe amministrate per tutti i piccoli utenti, domestici e commerciali; che tali tariffe sono basse in modo da costituire una potente barriera contro l’entrata di concorrenti e che sono economicamente sostenibili finché EdF può utilizzare in esclusiva l’energia prodotta dalle vecchie centrali nucleari già ammortizzate e per le quali si ritiene vi sia stato un implicito sussidio statale almeno per quanto riguarda i costi di ricerca, sviluppo e ingegnerizzazione. E io aggiungerei anche per il ritrattamento del combustibile esausto che rientra nelle competenze dei militari e per il decommissioning, dato che EdF, stando a quanto denuncia la Corte dei Conti, non accantona le somme che dovrebbe.

Ora è innegabile che il successo referendario del 1987 sia stato determinato dall’emotività indotta della catastrofe di Cernobyl. Ma l’uscita dell’Italia dal nucleare non è stata determinata solo dall’emotività, ma anche da precisi calcoli politici ancorché ideologici.

Vale la pena di ricordare infatti che i quesiti referendari chiave erano diretti ad abolire le norme sulla localizzazione delle centrali nucleari e i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari, cosa che avrebbe reso impossibile trovare un Comune disposto a ospitare sul suo territorio un impianto nucleare o anche un deposito di scorie radioattive.

E’ anche il caso di ricordare, come a quell’epoca la Dc e il Pci fossero decisamente contrari ai quesiti proposti dal Partito Radicale, dal Partito Liberale e dal Partito Socialista. La prima strategia adottata dal Governo di allora contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra Dc e Psi: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Craxi e Pannella.

Dopo le elezioni anticipate, di fronte all’appuntamento referendario, Dc e Pci, inizialmente ostili ai quesiti, si schierarono a favore del «sì». Questo repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull’asse Dc e Pci, in contrapposizione ad uno schieramento laico-progressista formato da Radicali e Socialisti.

La rilettura di quel periodo dimostra che il risultato del referendum del 1987, oltre ad essere stato frutto dell’emotività fu soprattutto figlio dell’ideologia. E’ corretto quindi affermare che quella scelta fu emotiva e ideologica.

Quello che è meno evidente è come già ora il rientro dell’Italia nel nucleare sia dovuto a un’altrettanta ondata emotiva ancorché ideologica, sapientemente pilotata da un Governo che mistifica i fatti e stimola le paure più ancestrali dei cittadini.

Ora, rispetto il 1987, la situazione si è ribaltata: gli emotivi di allora, ancorché mossi da una forte preoccupazione per le possibili conseguenze sanitarie e ambientali del fallout radioattivo, contestano il ritorno al nucleare su basi razionali e i sostenitori del nucleare implorano ora tale ritorno su basi emotive e ideologiche, quali la paura dell’aumento del costo del petrolio, l’inaffidabilità dei paesi produttori di gas naturale, la fatalità di uno sviluppo che ci porterà ad un consumo sempre maggiore di energia, l’inevitabilità che per salvaguardare il nostro pianeta e ridurre le emissioni di gas serra, si debba scegliere il male minore. Forse Chicco Testa non si è accorto che il suo sogno è già realtà e pretende ora che i “professionisti dell’informazione” assecondino le sue menzogne facendo leva sull’emotività favorevole della gente. Ne conosciamo un altro che ha deliri analoghi… ma questa è un’altra storia.

La verità è che l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili sono in forte competizione con il nucleare e i sostenitori del nucleare mentono spudoratamente quando affermano che non c’è concorrenza tra nucleare ed efficienza energetica. Questa divergenza è destinata ad aumentare per due ordini di motivi.

In primo luogo, tutte le tecnologie dell’energia distribuita, comprese le tecnologie del risparmio energetico sono destinate inesorabilmente a diventare sempre meno care per via dei grandi volumi di produzione e dei miglioramenti continui che consentono di sfornare sempre più nuovi prodotti “più risparmiosi” dei precedenti. Questo non succede per gli impianti centralizzati e soprattutto per gli impianti nucleari che storicamente tendono a costare sempre di più, in contrasto con le cosiddette “curve di apprendimento delle tecnologie”. D’altra parte dalla progettazione di un componente nucleare fino alla sua realizzazione passano talmente tanti anni che, anche quando si inventano nuovi prodotti e nuove tecnologie, non è possibile utilizzarli immediatamente e bisogna aspettare che entri in produzione una nuova filiera.

In second’ordine, il mercato sta cominciando a riconoscere i benefici ottenibili con le tecnologie distribuite, sia in termini di profitti, sia per l’elevata ricaduta che questo comporta sui livelli occupazionali a livello locale. Il risparmio energetico, la produzione distribuita di elettricità e le fonti rinnovabili in particolare, cominciano a mostrare il loro potere dirompente per sfondare barriere che fino a poco fa sembravano impenetrabili, riducendo drasticamente i costi e migliorando le prestazioni. Solo in impianti di cogenerazione, in Italia si stanno installando centinaia di impianti all’anno per una potenza di 4mila megawatt l’anno. Stanno peraltro emergendo nuove classi di tecnologie, alcune ancora immature come il solare termodinamico o le celle a combustibile alimentate a Idrogeno, che sono destinate a rivoluzionare il mercato dei trasporti.

Le previsioni di Terna sull’evoluzione della domanda elettrica in Italia, aggiornate nel novembre 2008, indicano, secondo uno scenario cosiddetto “di sviluppo”, ovvero senza l’attuazione degli obiettivi di risparmio energetico, in 415 miliardi di chilowattora il fabbisogno di elettricità e in 74mila megawatt il fabbisogno di potenza al 2018.

Ora, senza entrare nel dettaglio di quanto inciderà il tracollo economico in atto sui consumi finali e spostando in prima approssimazione al 2020 il fabbisogno indicato da Terna al 2018, gli obiettivi del “pacchetto 20-20-20” comportano che al 2020 ci sia una riduzione di consumi finali di circa 80 miliardi di chilowattora e che altri 70 miliardi di chilowattora vengano prodotti con fonti rinnovabili. Il fabbisogno integrativo con fonti convenzionali, si riduce così a 265 miliardi di chilowattora di energia elettrica e poco meno di 60mila megawatt di potenza termoelettrica convenzionale, inferiore del 30% al fabbisogno elettrico del 2009 (350 miliardi di chilowattora) e del 22% inferiore alla potenza termoelettrica lorda installata attualmente (73,3mila megawatt).

A questo punto qualcuno ci deve spiegare dove è lo spazio per costruire 4-5 centrali nucleari che dovrebbero produrre 60 miliardi di chilowattora di elettricità all’anno, come chiede Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, quando già al 2020, attuando il “pacchetto 20-20-20” rischiamo un surplus che oscilla tra il 20% e il 30%.

Quello che preoccupa è che il nostro Governo, invece di rafforzare decisamente il sostegno all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, stia stipulando patti faustiani con le lobby industriali e finanziarie, promettendo contratti miliardari per realizzare una filiera nucleare, estremamente rischiosa e costosa, garantita dallo Stato, quindi con i soldi dei contribuenti.

Di fatto il Governo rallenta lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, le vere alternative pulite, per far spazio agli interessi delle lobby nucleari e questi fondi verranno sottratti al dispiegamento di uno sviluppo duraturo e distribuito sul territorio, che solo l’efficienza energetica e le vere fonti rinnovabili possono produrre.

In Italia l'Elettricità Costa di Più... Ma Quanto Esattamente?

UNO DEI LEIT MOTIV DEI PRONUCLEARISTI: ABBATTERE I COSTI DELLA BOLLETTA

Berlusconi: "Paghiamo il 30% in più di energia rispetto alla media dei Paesi europei e il 50% in più rispetto ai costi della Francia che ha le centrali e che tra l’altro sono posizionate in modo che se dovesse succedere qualcosa a pagarne le conseguenze saremmo noi. Questo però non succede visto le tecniche avanzate con cui si costruiscono".

fonte ISPRA

A ben vedere però questo è vero solo per certe fasce di consumo e non in assoluto. Infatti appare chiaro da questa tabella come sia in particolare la fascia del consumo domestico attorno ai 3.500 kWh, ovvero il consumo medio annuale di una famiglia, quella con il costo più alto confrontandolo con il resto d'Europa.
Anche la fascia successiva è abbastanza alta ma con minore distanza dagli altri Paesi.
Inoltre si può vedere che le imposte incidono molto nel sovraccosto che altrimenti sarebbe più in linea con gli altri Paesi.
Prendendo ancora in esame questa particolare fascia, ci accorgiamo che al netto delle imposte il costo del kWh sarebbe 0,16 euro, una cifra identica a Portogallo, Ungheria, Polonia e appena un centesimo sopra Romania e Repubblica Ceca. Addirittura siamo messi meglio della Slovacchia che ha un costo al kWh di 0,21 euro. Eppure la Slovacchia ha il nucleare! Non solo, anche Repubblica Ceca, Ungheria e Romania hanno il nucleare.
Vediamo poi i Paesi che stanno messi meglio di noi, i costi più bassi si hanno in Finlandia e Grecia (la Grecia non ha il nucleare), poi vengono la Francia e la Danimarca. In Danimarca non c'è il nucleare. Seguono poi Svezia, Estonia e Lettonia. Negli ultimi due Paesi non c'è il nucleare.
Forse non è proprio così diretto e "semplificabile" il rapporto tra nucleare e costo della bolletta...


Riporto invece qui di seguito un interessante studio focalizzato proprio sull'aspetto del costo dell'energia elettrica in Italia, dove si scopre che il nucleare non c'entra affatto quanto i più complessi problemi relativi alla rete.


giovedì 27 gennaio 2011

GRUPPO D'ACQUISTO BIOLOGICO - STIAMO CRESCENDO!


Clicca sull'immagine per ingrandire e leggere meglio il comunicato

giovedì 4 novembre 2010

LEGAMBIENTE NARNI SU FOTOVOLTAICO NEI TERRENI AGRICOLI

Crescono le proteste contro l'impatto estetico degli impianti fotovoltaici, occorre una regolamentazione che non penalizzi le fonti rinnovabili. La proposta di Legambiente Narni

In merito alle proteste di alcuni cittadini di S. Vito e Guadamello per le realizzazioni di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni in zone agricole, il Circolo Legambiente di Narni vuole lanciare alcune proposte che vadano nella direzione dell'integrazione tra le politiche della salvaguardia del territorio da un lato e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, pulite, come il fotovoltaico, dall'altro. L' attenzione crescente di cittadini e soggetti privati per il fotovoltaico rappresenta per Legambiente un successo ambientale perchè realizza l'affermazione di un modello energetico per il quale ci battiamo da anni e che ci svincola sempre più dalle fonti fossili inquinanti e dannose per la salute.
Gli impianti fotovoltaici sono certamente un'opzione da noi condivisa, ma lo sono soprattutto se realizzano due virtù: quando non occupano nuove superfici e sfruttano superfici già utilizzate e coperte, e quando servono all'autoproduzione di energia (ovvero quando si trovano in prossimità di utenze elettriche che beneficiano di questi impianti per i propri consumi). In questa ottica è ovvio che gli impianti a terra di grandi dimensioni, su suoli agricoli, non rappresentano certamente la migliore delle opzioni pur se comunque hanno un'utilità generale per il sistema elettrico. Il problema è dunque posto dalla concorrenza tra uso agricolo e uso "energetico" dei terreni, anche in presenza di agricoltura di pregio e di valore.

Per questo chiediamo che il Comune di Narni stabilisca con criteri logici e riconoscibili su quali terreni e in quali condizioni gli impianti fotovoltaici non possano essere realizzati. Uno strumento di regolamentazione che stabilisca un quadro certo e trasparente per chi intende investire nel fotovoltaico, e che contemporaneamente incentivi e solleciti con i mezzi propri di un'amministrazione comunale all'utilizzo dei tetti e delle coperture per porre gli impianti solari. L'auspicio sarebbe poi inoltre che in tali decisioni si riesca a coinvolgere anche la cittadinanza in modo da far giungere a compromesso l'esigenza di sviluppo delle fonti rinnovabili con gli impatti paesaggistici di tali impianti. Legambiente offre, come sempre ha fatto, la propria collaborazione al Comune sperando che a queste sollecitazioni giunga poi anche qualche passo concreto che metta al lavoro gli organi competenti su questo tema.

Circolo Legambiente di Narni


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Dati GSE: Ad oggi nel Comune di Narni sono stati realizzati e sono entrati in esercizio 102 impianti per una potenza complessiva di 11,67 MWp. Questi impianti producono mediamente ogni anno una quantità di energia pari al consumo elettrico di circa 4.200 famiglie narnesi.
Di questi 102 impianti poi solo 11 superano i 100 kWp e uno soltanto è di grandissime dimensioni, quello di San Liberato che è di circa 3 MWp.

martedì 19 ottobre 2010

PASSEGGIATA PROGETTANTE

domenica 10 ottobre 2010

PAESAGGIO PARTECIPATO

sabato 9 ottobre 2010

VIVERE IL PAESAGGIO

mercoledì 29 settembre 2010

SEGNALAZIONE CONVEGNO DEL 13/14 OTTOBRE 2010

INCONTRO DEL GRUPPO DI LAVORO AGENDA 21

"Paesaggio, Biodiversità e partecipazione"

13 ottobre 2010 c/o il Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba - Avigliano Umbro
14 ottobre 2010 c/o il Parco PeR Fraz. di Frattuccia - Guardea

L'incontro è promosso dall'Agenda 21 della Provincia di Terni quale coordinatrice del G.d.L. all'interno delle iniziative per l'Anno Internazionale della Biodiversità dell'ONU (2010) e nell'ambito della Settimana Europea della Democrazia Locale promossa dal Consiglio d'Europa.

Scarica l'invito in pdf

venerdì 4 giugno 2010

A MONTORO PER PARLARE DEL NOSTRO FIUME

Due giorni per discutere di progetti, problemi e speranze sul Fiume Nera, sulle sue Gole e sul Lago di San Liberato

Legambiente insieme ad altri enti e associazioni parteciperà alla due giorni del prossimo 11 e 12 giugno a Montoro (TR) per rilanciare con forza la speranza di promuovere il territorio narnese e in particolare le Gole del Nera e le bellezze nascoste di questo territorio.

Chi ci segue sa che recentemente abbiamo già organizzato due passeggiate lungo il fiume Nera, ripercorrendo la vecchia ferrovia dismessa, nel tentativo di far conoscere e di far amare questo splendido tratto di territorio narnese, con la sua natura e il suo paesaggio ricco di storia e cultura, e nella speranza di realizzare una greenway (percorso verde) lungo questo percorso.

Nell'ambito dell'iniziativa proprio Domenica 13 giugno ci sarà anche una nuova passeggiata lungo il fiume a cui invitiamo tutti a partecipare!


Scarica il programma della due giorni: clicca qui

giovedì 13 maggio 2010

RAEE - GLI ELETTRODOMESTICI DA ROTTAMARE ORA SI RIPORTANO IN NEGOZIO


Come effettuare il corretto smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici

Fonte Terninews:

Raee. Questa sigla misteriosa, che sta per "rifiuto di apparecchiatura elettrica o elettronica", diventerà presto comune presso i commercianti di elettrodomestici. Serve infatti a indicare gli elettrodomestici che dal 15 giugno prossimo i negozianti dovranno ritirare da quanti acquisteranno un apparecchio equivalente (frigorifero per frigorifero, videoregistratore per un lettore di dvd ecc). Non occorre che il "raee" sia della stessa marca o che sia stato acquistato in quell'esercizio commerciale. “Non c’è dubbio – è il parere del direttore della Confcommercio provinciale Leandro Porcacchia – che si tratti di un ulteriore onere a carico dei rivenditori di elettrodomestici. Ma, tenuto conto che c’era comunque una direttiva comunitaria da recepire, il regolamento che entrerà in vigore il prossimo mese può essere ritenuto il male minore. Anche perché, grazie al nostro impegno, c’è stata una notevole semplificazione delle procedure”. Vediamo in pratica cosa un commerciante è tenuto a fare. Per assicurarsi il ritiro dei "raee" consegnati dai clienti, occorre iscriversi innanzitutto a una nuova sezione dell'Albo gestori ambientali. I negozi e i punti vendita della grande distribuzione potranno effettuare lo stoccaggio dei rifiuti all'interno di ogni esercizio commerciale o in un luogo diverso, per esempio un magazzino. Ogni impresa dovrà comunicare i luoghi fisici nei quali stoccherà i rifiuti prima di trasportarli o farli trasportare, al centro di raccolta comunale, specificando le tipologie di raee, dichiarando l'adeguatezza dei locali e dimostrando di aver corrisposto un diritto annuale di iscrizione di 50 euro. I rivenditori che utilizzano propri mezzi dovranno comunicare estremi identificativi e idoneità tecnica dei veicoli utilizzati. Anche gli installatori o i centri di assistenza tecnica possono beneficiare delle semplificazioni previste per i commercianti, ma devono utilizzare i mezzi aziendali e non possono stoccare i rifiuti in luoghi diversi da quelli in cui esercitano l’attività. Sia il raggruppamento dei rifiuti di origine domestica, sia il trasporto effettuato con i propri mezzi richiedono le comunicazioni all'Albo gestori ambientali secondo le modalità precedentemente descritte.

mercoledì 5 maggio 2010

TRAFFICO TIR IN PIENA CITTA', E' ORA DI FARE QUALCOSA!


Per evitare un tratto in salita della superstrada i Tir scelgono di passare per le vie di Narni e Narni Scalo con conseguenze su inquinamento, pericolosità delle strade e traffico. Ma dall'analisi dei fatti finora non si sono viste contro misure!!

Fonte Narninews:

Ottocento autotreni al giorno. Che fanno avanti e indietro tra la ex statale Ortana, stretta e piena di curve ed il raccordo Terni-Orte, passando per Narni Scalo ed infilandosi nelle "Gole del Nera". Ottocentro mezzi pesanti che invadono sia la strada di Tre Ponti che il centro abitato di Narni Scalo. Sono davvero tanti ottocento Tir, talmente tanti che, messi in fila uno dietro l'altro, arriverebbero a formare un serpentone lungo ben 12 chilometri, la distanza esatta che c'è tra Narni e Terni. A sostenere che bisogna fare qualcosa per eliminare il problema dei Tir che, in barba ai divieti, continuano ad attraversare tutta via Tuderte a Narni Scalo e altre strade prossime al centro di Narni, è il consigliere comunale del PD. Maurizio Bazzucchi. "Per risolvere una volta per tutte la situazione un rimedio ci sarebbe - spiega Bazzucchi - ed è quello dei varchi elettronici. Ma sembra che da questo orecchio nessuno, né all'interno del nostro Comune, né in Provincia, abbia voglia di sentirci. Accontentiamoci nel frattempo di una delibera votata all'unanimità dal Consiglio dove si riconosce l'estrema gravità di una situazione che si trascina da anni". Bazzucchi ricorda che "da quando è stato aperto il nuovo svincolo che dalla E/45 permette di uscire sulla zona industriale di Sabbione, sono tanti i camionisti che si sono inventati un percorso alternativo che riguardo alla viabilità sul territorio narnese ha di fatto peggiorato una situazione già compromessa. Succede infatti che moltissimi autisti, per evitare le salite di Montoro e il successivo tratto in discesa che c'è dopo il valico di San Pellegrino, escono a Montoro, attraversano la ex Ortana fino al bivio del Ponte di Augusto, proseguono per la provinciale Tiberina, si immettono sulla Flaminia e una volta arrivati a Castelchiaro, se ne vanno in direzione della rampa di accesso alla superstrada. Un comportamento questo che crea enormi problemi legati all'inquinamento ma anche alla sicurezza delle tante persone che abitano lungo l'asse attraversato dai Tir e quella degli automobilisti che sono costretti a fare i conti con la presenza di un numero particolarmente elevato di mezzi pesanti, su strade che sono francamente inadeguate". "I Tir - continua Bazzucchi - passano in mezzo ai centri abitati di Nera Montoro, Le Mole, Stufone, Tre Ponti, Berardozzo, Ponte Aia, Ponte San Lorenzo e Castelchiaro e lo fanno molto spesso a velocità assai elevate, mettendo a repentaglio in modo particolare l'incolumità di chi abita sul ciglio della strada. Il consigliere del PD chiede che venga instaurato, da parte della Provincia su indicazione del Comune di Narni, un divieto di transito ai mezzi pesanti, avente le stesse specifiche di quello già vigente per il centro abitato di Narni Scalo, "a partire dal semaforo di Nera Montoro ubicato sulla ex Ortana fino al congiungimento con la Tiberina". Poi la proposta dei varchi elettronici che il Comune, almeno per il momento, avrebbe tuttavia accantonato. "Il rispetto del nuovo divieto - spiega Bazzucchi - dovrebbe avvenire attraverso l'installazione di varchi elettronici con il sistema delle telecamere da ubicare nelle sedi più appropriate, preventivamente ed opportunamente segnalati. Con i proventi delle sanzioni pecuniarie derivanti dall'inosservanza del divieto - conclude Bazzucchi - si potrebbero utilizzare per la messa in sicurezza e l'ammodernamento delle infrastrutture viarie insistenti nel Comune di Narni e di competenza della Provincia di Terni".

martedì 6 aprile 2010

PERcorsi

Legambiente Narni vi segnala questo corso organizzato dagli amici del PER di Frattuccia di Amelia

Venerdì 9 – Domenica 11 aprile
"RISPARMIO E RIQUALIFICAZIONE DELLA CASA"
Saper scegliere per consumare meno energia


Il corso si rivolge a chi sta comprando, ristrutturando o voglia ottimizzare i consumi di casa rispettando l’ambiente.
Partendo dai consumi economici ed energetici di un’abitazione tipo, si analizzeranno i materiali utilizzabili, le abitudini domestiche, i trucchi fai-da-te per il risparmio energetico, l’integrazione con le fonti rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, biomasse, riutilizzo delle acque).
Si valuteranno infine gli strumenti per scegliere il sistema energetico più efficiente e i tecnici e i fornitori più adatti alle proprie esigenze, gli incentivi nazionali e regionali e le metodologie per accedervi. Completa il percorso la visita alle installazioni ed alle soluzioni pratiche adottate all’interno del Centro PER.

IL DOCENTE
Alessandro Ronca, presidente Parco dell’Energia Rinnovabile
Dopo anni di esperienza acquisita in paesi dalle difficili situazioni ambientali ha dedicato la sua preparazione sulle nuove tecnologie energetiche per ideare il PER, che rappresenta la traduzione pratica della sua idea di sistema ecologico: efficienza e distribuzione energetica, autonomia energetica condivisa, ottimale utilizzo del'acqua. Il suo scopo è promuovere, diffondere e perseguire uno stile di vita sostenibile.


La quota di partecipazione al corso (260 €, studenti 210 €) include IVA, vitto, alloggio, documentazione, lezioni, visita guidata al parco tecnologico.
Il Parco dell’Energia Rinnovabile (PER)
La sede del corso è un’area bio‐agricola circondata da un bosco che ruota attorno ad un antico casale e diversi edifici secondari completamente ristrutturati secondo i più innovativi canoni di efficienza energetica e idrica. Le strutture si basano sull’utilizzo di materiali costruttivi ad alto isolamento termico, sul riuso delle acque piovane e il risparmio idrico, sull’impiego di pannelli fotovoltaici e generatori eolici, sul riscaldamento solare e a biomassa.
Nel parco si pernotta e si mangia a impatto zero. Il centro è dotato di diverse camere e di un ristorante che serve piatti tipici realizzati con cibo proveniente dall’azienda o dai campi della zona.

INFO
Associazione PAEA – Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente
Tel. 0744 988050/8489 - Cell. +39 349 4380211


PROSSIMI PERcorsi
Il cambiamento passa attraverso la domanda di servizi, tecnologie e progetti alternativi da parte di committenti e progettisti. Per questo, abbiamo pensato a un intero calendario di PERcorsi teorici ed applicativi aperti a chiunque, professionisti e non. Della durata variabile da un giorno a weekend, si svolgono tra aprile e giugno 2010 al Centro PER.
Dettagli e calendario: www.paea.it/it/percorsi_paea.php

domenica 28 febbraio 2010

RICUCIRE IL PAESAGGIO


Convegno del 26 marzo a Viterbo

Vi segnaliamo un convegno organizzato dall'AiCU associazione italiana dei curatori di parchi, giardini e orti botanici. Il tema del convegno è focalizzato su progetto e gestione del territorio e sulla sua valorizzazione in quanto paesaggio.

(cliccare qui per leggere il programma della giornata)

giovedì 24 dicembre 2009

UN ANNO CON LEGAMBIENTE


AUGURI DI BUONE E SERENE FESTE A TUTTI!!

dal CIRCOLO NARNESE DI LEGAMBIENTE

Oltre agli auguri, vi ricordiamo anche che siete tutti invitati a partecipare al nostro piccolo Bio-aperitivo il 30 dicembre prossimo, dalle 18:30 in poi, presso la sede del gruppo d'acquisto di prodotti biologici vicino Piazza Garibaldi a Narni, vicolo dell'arco 2.

Abbiamo intitolato l'evento "UN ANNO CON LEGAMBIENTE" perchè, oltre a gustarci insieme qualche buon prodotto biologico, vorremmo discutere insieme sulle attività e sui progetti svolte o iniziati in questo 2009 (Percorso ciclabile sulle gole del nera, Piedibus per i ragazzi delle scuole, Ecosportello, Gruppo d'acquisto etc.) e proporre alcuni punti e nuovi obiettivi su cui cercare di impegnarsi, ciascuno per le proprie possibilità, per il prossimo anno.

Sperando nella vostra partecipazione, vi rinnoviamo i nostri migliori auguri.

Buone feste,
--
IL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI NARNI

CONTATTI:
Via A.Saffi 41, 05035 Narni (TR)
tel. 3498347382


lunedì 5 ottobre 2009

SPEDIZIONE PULITIVA!

PULIAMO IL MONDO 2009 - NARNI


La campagna di Legambiente "Puliamo il Mondo" 2009 a Narni festeggia la 13° edizione, anche quest'anno abbiamo coinvolto i ragazzi delle scuole perchè profondamente convinti che il lavoro di formazione e diffusione della cultura ambientalista debba cominiciare proprio dalla scuola.Quest'anno abbiamo avuto il piacere di lavorare con due classi della prima della scuola media di Narni Scalo. Una cinquantina di ragazzi e ragazze, accompagnate dalle loro insegnanti e armati di guanti, cappelli e sacchetti per la raccolta, hanno dato corpo a questo rumoroso e colorato esercito. Una "spedizione pulitiva", come l'ha scherzosamente definita la nostra presidente di circolo Valeria. Giunti sul luogo prescelto, i ragazzi si sono subito potuti render conto dell'enorme quantità di rifiuti di vario genere sparsi nel parcheggio, lungo i bordi delle strade e della passerella pedonale e perfino nel prato, recentemente recuperato dal Comune a parco pubblico, proprio sotto i resti dell'imponente Ponte d'Augusto, il più importante e simbolico monumento della nostra Narni. La macchia gialla si è così subito data da fare, spargendosi qua e là alla ricerca di scarpe, botigglie, lattine e quant'altro, e grazie all'aiuto del responsabile ASIT, la municipalizzata che gestisce la raccolta rifiuti in città, i ragazzi hanno potuto differenziare per quanto possibile, e non solo pulire, i rifiuti raccolti.
A fine mattinata con sorpresa ci siamo resi conto che i sacchi pieni erano molti di più di quello che si poteva immaginare, e dire che i ragazzi stessi ci chiedevano di proseguire perché più in là si vedevano nuovi cumuli di rifiuti. Per oggi però è abbastanza, è stato fatto un buon lavoro e soprattutto crediamo sia arrivato in qualche misura il messaggio della giornata, pulire il Mondo vuol dire capire che il "mondo" non finisce sull'uscio di casa ma prosegue nei "propri"parchi, nei "propri" fiumi, nelle "proprie piazze" e in tutti quei luoghi che ci piace attraversare senza doverci vergognare per lo sporco e per l'inquinamento. Che il messaggio sia arrivato ce lo conferma poi la battuta rubata a una delle bambine presenti che, parlando a una compagna, ha detto con uno schietto narnese: " vedi, toccà tenè pulito, perchè poi dopo a pulì è più fatica!".
Quanta saggezza...


giovedì 1 ottobre 2009

PULIAMO IL MONDO 2009

Si ripete a Narni anche quest’anno l’appuntamento, ormai consueto, con Puliamo il Mondo, la storica iniziativa di Legambiente, ormai diventata il più grande evento di volontariato ambientale a livello internazionale

Le scuole saranno le vere protagoniste dell’edizione 2009 che si svolgerà sabato 3 ottobre a Narni Scalo, nell’area sottostante al Ponte di Augusto, luogo scelto non a caso per testimoniare ancora una volta l’attenzione dell’Amministrazione e del circolo di Legambiente per il patrimonio storico e naturalistico delle Gole del Nera. Gli alunni delle classi prime della scuola media Luigi Valli “armati” di guanti, palette e buona volontà si recheranno a piedi insieme ai volontari e agli insegnanti nei pressi del Ponte per raccogliere e poi differenziare i rifiuti presenti nella zona. L’iniziativa vuole essere un’occasione per sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto e alla cura dell’ambiente attraverso un’esperienza concreta e divertente di cura e pulizia del territorio in cui vivono. Si cercherà così di avvicinare i ragazzi ai temi della sostenibilità e della tutela ambientale facendo conoscere loro gli strumenti della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti. Un’esperienza concreta ma anche un momento simbolico, in cui si possa manifestare, tutti insieme, la necessità di poter vivere in luoghi più puliti e vivibili.

L’iniziativa, organizzata dal Circolo Legambiente di Narni, vede il patrocinio e il supporto dell’Assessorato all’ambiente del Comune di Narni e dell’Asit.